In: Risonanze

Ci sono quelli che si domandano: “Come è possibile una guerra nel 2022?” Oppure: “Come è possibile una guerra nel contenente europeo?” Ci sono anche quelli che dicono: questa “è una guerra che non è una guerra” fatta con le armi, ma una guerra economica, una guerra combattuta da altri stati, non da quelli che combattono e così via. Sapete di che cosa sto parlando: la guerra scoppiata tra la Russia e Ucraina più di un mese fa, o meglio l’invasione russa dell’Ucraina. Sì, è una guerra! E a quelli che la pensano diversamente ribadisco: è una guerra!

È una guerra perché è ingiusta, nessuna guerra è giusta, anche se alcuni “sprovveduti” ritengono che ci possa essere una “guerra giusta”. Non si può chiamare “guerra giusta”, quando tanti innocenti sono vittime di atti barbarici, case distrutte a causa di bombardamenti assurdi (anche delle chiese), gente che non sa più che cosa fare e dove andare.

Non sono qui a raccontarvi che cosa è la guerra, o che cosa sono i principi da seguire per poter chiamare una guerra giusta o ingiusta. Queste cose sono tutte inutili, perché l’umanità è sempre chiamata a vivere tranquillamente ed in armonia, per cui ogni tipo di conflitto deve essere evitato e scartato.

Padre Janusz e una famiglia ucraina

Vorrei parlarvi di una realtà che ormai avete già visto sulla tv, sentito alla radio, letto sul giornale e su internet, che noi qui in Polonia stiamo sperimentando e stiamo vivendo, cioè il dramma degli ucraini innocenti che si mettono in viaggio senza meta, escono dal paese amato senza sapere dove andare, cercano posti dove potere essere tranquilli in modo che nessun proiettile colpisca la loro testa, dove poter mangiare pasti caldi senza fretta, dove potere essere dissetati con acqua sicura e pulita, dove possono appoggiare la testa in pace e fare una pennichella e così via.

Nei primi giorni della crisi, ho visto con i miei occhi, nella stazione principale di Cracovia (Kraków Główny), dove passo ogni giorno per andare a scuola di lingua polacca, facce di persone preoccupate perché non sanno dove andare, non hanno neanche la certezza di un futuro tranquillo e pacifico. Ho visto soprattutto facce di bambini (da 3 a 6 anni più meno), che non capiscono che cosa stia succedendo nel loro paese: arrivavano con le loro mamme, con le loro nonne, oppure hanno lasciato il paese senza i loro nonni, i loro padri o i loro fratelli maggiori. Tutto ciò è veramente molto triste.

La Polonia, nonostante la sua storia brutta con Ucraina, ha aperto le sue frontiere e ha dato tutto a due milioni di ucraini bisognosi di accoglienza e di soccorso, bisognosi di tutto. E quando dico “tutto”, questo vuol dire “TUTTO”: a partire dalle iniziative del governo a quelle dei singoli polacchi. Il governo subito ha fatto entrare tutti coloro che hanno chiesto di entrare e rimanere in Polonia. A loro volta i polacchi hanno aperto la porta delle loro case. C’è anche chi, alla frontiera, aspetta degli ucraini che non conoscono nessuno e non sanno dove possono chiedere alloggio.

Il diacono Francis con l’altra famiglia ucraina

Qui a Brzozówka, in Polonia, nella nostra parrocchia, molte famiglie hanno accolto profughi ucraini. Ovviamente anche la nostra comunità religiosa dei Figli di Santa Maria Immacolata, ha aperto la sua porta e messo a disposizione la nuova casa (non ancora finita, ma comunque in grado di offrire ospitalità e fornire il necessario).

Riporto qui il racconto di Padre Janusz nella sua lettera ai confratelli, essendo lui che ha il contatto diretto e frequente con i nostri amici ed essendo lui l’incaricato numero uno dell’accoglienza.

“Nella nostra casa religiosa abbiamo accolto due famiglie fisse e altri che avevano bisogno di pernottamento e riposo per poi partire . Una mamma Vittoria con due figli, Nikita di 14 anni e Veronica di 8 anni,  (il figlio maggiore di 23 anni e il marito sono rimasti a Kiev per difendere il proprio paese). Questa famiglia è arrivata sulla frontiera polacca senza niente. Tre notti hanno passato nel bunker e poi tre giorni in viaggio verso il confine. Alla frontiera sono stati accolti da alcune parrocchiane che stavano facendo il volontariato sul posto. La mamma poi mi ha raccontato che l’unica sua preoccupazione era di non smarrire i figli durante il viaggio. Altra famiglia che abbiamo accolto sempre dalla frontiera è composta da nonna Irina, mamma Olga e due figlie Solomea di 7 anni e Sofia di 2 anni. 

Da tre settimane stanno da noi e cerchiamo di garantire loro massima tranquillità e, per quanto sarà possibile, la “normalità”. I ragazzi sono già iscritti a scuola e cominciano a fare i primi passi nella nuova realtà scolastica. Per le mamme cerchiamo il lavoro.

Non mi soffermo ad elencare i bisogni, basta immaginarsi cosa significa ricominciare la vita da nulla. Ci troviamo con tanta generosità dei nostri parrocchiani, che hanno sostenuto generosamente gli aiuti inviati in Ucraina e che continuano a sostenere quelli che sono sul territorio della parrocchia. 

Purtroppo i bisogni si fanno sempre maggiori e duraturi e non sappiamo fino a quando saremo in grado di venir incontro a quanti ci chiedono aiuto. Vi scriviamo per condividere questa nostra esperienza…

Ora non pensiamo a cosa succederà domani, non ragioniamo perché è successo quella cosa ieri. Per ora noi abbiamo lo sguardo fisso ai bisogni di quelli che sono bisognosi, abbiamo le mani disponibili per quelli che chiedono una mano. Finché riusciamo, facciamo tutto ciò che si può.

La Polonia è veramente un paese costruito sui principi cristiani: piena di perdono per quanto successo nel secolo scorso e piena di carità verso quelli che hanno bisogno di attenzione oggi. Forse la guerra finirà presto, o forse non finirà presto. Non lo sappiamo, lo sanno, forse, soltanto quelli che fanno questo “gioco” sporco.

Il diacono Francis e la “nonna” della compagnia

Quello che sappiamo con certezza è che ci sono dei fratelli che abbiamo davanti fratelli a cui andare incontro e accogliere con braccia aperte e con cuore sincero, senza domande, senza giudizi.

Alla fine della nostra vita il Figlio dell’uomo non ci domanderà quanto abbiamo pregato, quanti rosari abbiamo detto, quante Messe abbiamo celebrato, ma quanto abbiamo praticato ciò in cui crediamo e proclamiamo, ciò che abbiamo capito del Vangelo. Infatti, Gesù nel presentarci la ricevuta di ciò che abbiamo fatto nella nostra vita, ci dirà “… Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25: 35-36).

Pregate il Signore per noi affinché riusciamo veramente ad andare incontro ai bisogni dei nostri fratelli, non solo materialmente, ma anche spiritualmente. Siamo chiamati a diventare veramente capaci di essere “custodi” di questi nostri amici.

E supplicate anche la nostra Madre, affinché, ci insegni la sua “prassi”, affinché possiamo avere anche noi un cuore come il suo: un cuore di madre, attento a tutti e a tutto.

 

Francis Dominic Vergara  fsmi

Dalla Rivista Risonanze 1-2022, p.16-18

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