In: Risonanze

Fedeltà è capacità di relazioni stabili e significative. E queste sono possibili se si è animati da una  virtù: la speranza. Fedeltà è sperare con fiducia. Ecco, questa fedeltà come esercizio di speranza apparteneva pienamente a Giuseppe Battistella.

Qual era il suo punto di partenza per questa fedeltà nutrita di speranza?

Il Vangelo dice chiaramente che se ci accorgiamo della pagliuzza nell’occhio del fratello allora dobbiamo mettere mano alla nostra trave! Siamo chiamati cioè a correggere in noi ciò che di brutto vediamo fuori di noi. Battistella aveva capito che il vero punto di partenza nella vita spirituale era appunto cambiare il mondo fuori di noi iniziando da se stessi.

Fedeltà significa affidabilità, le persone fedeli sono anche le persone a cui è possibile affidarsi. E per aggiustare l’infedeltà del mondo, della Chiesa, della propria comunità religiosa bisogna iniziare ad aggiustarla in se stessi: la mia interiorità è il punto di partenza. Ecco perché Battistella nei suoi “propositi” in preparazione alla Professione religiosa chiede a se stesso:

“Carità: devo manifestare questa carità con i fatti: pensando bene di tutti, parlando bene di tutti, facendo del bene a tutti”.

Battistella in una foto – ricordo della Parrocchia Sacro Cuore di Oristano

E negli Esercizi spirituali in preparazione all’ordinazione sacerdotale si propone di:

“Procurerò di far meglio ogni cosa; mi riterrò fortunato ogni volta che potrò esercitare un atto di carità; procurerò di far del bene, almeno con la preghiera a chi mi potrà offendere”.

Fedeltà e giudizio sono strettamente collegati nel senso che quando una persona vive in questa prospettiva di riformare se stesso non ha tempo di giudicare, non ha tempo per dire male dell’altro. Battistella al contrario era un uomo che sapeva dire bene dell’altro, era il sacerdote della benedizione, memore di San Paolo che dice: Benedite e non maledite! (Rom 12,14).

Battistella ha scelto di spendere lucidamente la sua vita per il bene, di impegnare le sue parole per parlare bene degli altri, e “se non si può dire bene… meglio tacere”, così insegnava.

In un mondo che è avvolto dalle tenebre io devo portare la luce, devo farmi santo. Il mondo va a Dio se io ritorno a Dio. Il mondo trova la santità perché io la vivo. E questa convinzione non solo ha animato il suo cammino spirituale ma in base a questo criterio ha orientato coloro che a lui si rivolgevano per un cammino spirituale: “Fatti santo, perché la santità è la cosa più bella, più grande, più feconda, più cara a Dio”.

La nostra affidabilità e quindi essere fedeli significa rendere il mondo migliore partendo da se stessi e resistendo alla tentazione del giudizio.

Un’altra declinazione della fedeltà intrecciata con la virtù della speranza è la “santa ostinazione”, quella lodata da Gesù nella parabola della Vedova insistente e del giudice iniquo: perché oltre a “chiedere e bussare” è necessario farlo con fiducia. E Battistella è stato un sacerdote di preghiera e in preghiera. Una preghiera diuturna, interiore, contemplativa, insistente, fiduciosa e… contagiosa. Una preghiera da credente maturo, di chi sa che il Signore – come dice Sant’Exupery – “non ci dà ciò che vogliamo ma ciò di cui abbiamo bisogno”. Una preghiera umile che è disposta a passare per la porta stretta, per la croce, una preghiera che ci fa poveri. Perché vivere ciò che dice il Vangelo è sempre ingaggiare un combattimento faticoso che occorre vivere con fiducia. Credere non ci esime dal perdere. Il cristianesimo, dice Maria Luigi Epicoco, “è imparare a vincere perdendo”. Gesù muore con un’invocazione di fiducia sulla bocca: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). La fiducia non consiste nella fiducia della nostra vittoria definitiva, ma nella consapevolezza di poter contare su Colui che è fedele e che in Gesù Cristo ci ha già salvato, ha vinto per tutti. Cosa ci chiede allora Gesù? Di provare a fare tutti i giorni ciò che Lui ci chiede. Liberi da un’ansia da prestazione ma fiduciosi che la perfezione si ottiene in un continuo provare senza scoraggiarsi mai. La preghiera non è forse un continuo provare a pregare e amare non è un continuo provare ad amare? Questa sapienza della vita spirituale era ben nota a Battistella che infatti così suggerisce ad un’anima: “Oh! La via della perfezione. Comincia, continua, insiti. E non ti scoraggiare mai: lo scoraggiamento non viene da Dio. Non ti scoraggiare…ma ricomincia…come hanno fatto i santi e soprattutto come desidera Gesù”.Il Signore non manda mai grandi desideri se non per realizzarli. Coraggio, senza scoraggiarsi Cominciamo sempre da capo e poi da capo ancora. I Santi hanno sempre cominciato da capo. Non guardare la distanza perché la grazia di Dio è onnipotente, e in un attimo arriva dove vuole!”.

Fiducia allora è guardare non tanto ai risultati, ma a Colui che ci chiede di provate e riprovare ancora. Per Battistella non c’era posto per lo scoraggiamento o la depressione per i fallimenti, ma la gioia della scalata della santità. “Siamo partiti per la vetta del monte santo di Dio…ma dobbiamo ripartire sempre con nuovo slancio. Abbiamo camminato, ma dobbiamo affrettare il passo. Abbiamo corso, ma dobbiamo accelerare la corsa… Volare sempre e più e sempre meglio sulle ali dell’amore”. Il Signore, dice Luigi Maria Epicoco, “non chiede altro se non di amarlo, tentare di amarlo ogni giorno di più”.

Dalla Rivista Risonanze 2-2022, p. 17s

Maria Francesca Porcella

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